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Una decorazione preziosa firmata D P






Ma se metto il naso fuori del mio giardino...........

Le rose del mio giardino 
Le rose del mio giardino


La pesca Paola esemplare unico dell'unico pesco del
mio giardino


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20 settembre 2013 5 20 /09 /settembre /2013 23:14

UN ABBRACCIO SOFFICE COME UN SOSPIRO

 

Stiro  e disegno profili con la mente come un pittore paesaggi sulla tela.  Tutto dopo avere respirato una realtà  che mi ha nutrito la mente, il cuore e l’anima. Realtà con sentimento per  un incontro ormai consueto ma che si ripete  con toni nuovi e dinamici e che mi riempie sempre di stupore per l’emozione che mi suscita. Una volta in diciotto , un’altra in quattordici, tante volte in quattro. Questa volta eravamo in sette ed è successo ieri. Vecchie compagne di un viaggio tra i banchi di una scuola con altri e alti schemi  didattici e di vita che,rispetto a quelle che si ereditano dalla scuola di oggi, hanno lasciato altre e alte impronte.

 

Mi hanno raggiunto in casa alla spicciolata e subito si è creato l’incanto della sintonia che si instaura sempre tra di noi. Abbiamo cominciato a sguazzare tra sensazioni, descrizioni, risate, accordi, complimenti sinceri, aggiornamenti, confidenze, comprensione, foto di nipoti, aneddoti sugli stessi , te e pasticceria casalinga, scambio di ricette,  apprezzamenti ….. Della mia “Torta di mele della Zia Rina, impoverita delle mele, arricchita con uvetta e pinoli e trasformata in  biscotti, è stata chiesta la ricetta e io non mancherò di trascriverla  qui di seguito.

 

Un bel quadro e la sua bellezza si è potuta leggere sul volto dell’uomo (mio marito) che si è inserito nel contesto con una espressione meravigliata e divertita al tempo stesso. Sul suo viso sorridente si è dipinto il compiacimento, per la realtà di questa amicizia che ha sfidato il tempo e la distanza, e il calore della sua anima estimatrice delle donne in quanto mamme, nonne, compagne, confidenti e anche un po’ psicologhe. Lasciatemelo dire, visto che per un po’ ha fatto parte del quadro, un cavaliere gentile anche se senza corazza e senza spada. Sollecitato più tardi a dare un giudizio su di noi  ha detto che eravamo fantastiche.

C’era Gabriella: lineare,felpata,discreta,materna, soffice, dolce e se dovessi definirla con un colore le dedicherei il rosa.

E poi Luciana: lapalissiana, affusolata,concreta,rassegnata,incassatrice. A lei dedico il colore arancio che è anche il nome dell’albero il cui  frutto  può essere aspro, ma  se è dolce è gustosissimo

E Luisa: compatta, solida,organizzatrice,disponibile,dolce,realistica,stabile. Di lei aggiungo madre al valore e per  il colore  dei suoi occhi,  che riflettono la sua chiara onestà e la delicatezza del suo animo, le dedico l’azzurro.

C’era l’immancabile Anna: autorevole, sicura, concreta, impavida, atleta, per meriti recenti scalatrice, non di un sasso qualunque ma di un Gran Sasso,teologa, grande conoscitrice dei misteri della fede, profondamente credente. Non posso che dedicarle il rosso.

Marisa: affabulatrice, filosofa, saggia, cristallina, stupita,viaggiatrice, concreta anche lei , solare e per questo le dedico il giallo.

Paola: fantastica! Saggia e filosofa, consapevole e svagata, ironica e sincera, delicata e piccante, un po’ inglese, con una sfumatura di malinconia. A lei  voglio dedicare, perché le voglio un mondo di bene,  un arcobaleno dei più teneri colori pastello.

E naturalmente c’ero anch’io: Liliana detta Lilli: niente aggettivi o meditazioni. Non posso su di me. Rischierei di autocelebrarmi-demolirmi. Leggetemi come mi percepite e dedicatemi il colore che ritenete più opportuno e poi fatemelo sapere e lo annoterò come Post Scriptum.

E comunque grazie  Gabriella, Luciana, Luisa, Anna, Marisa, Paola. Grazie per essere mie amiche e grazie per avermi avvolta col vostro abbraccio soffice e tenero come un sospiro.

Venerdì,  20 settembre 2013

 

 P. S.

Ciao Lilli, grazie per la bella serata che ci hai fatto trascorrere. Mi dispiace non aver fatto una fotografia: un gruppetto di settantenni che in quella tua cucina con la modernità degli elettrodomestici, il computer aperto sul tavolo e i dolcetti e il te da te preparati con grande affetto, raccontandosi,  si sentivano   ancora giovani. Grazie anche a tuo marito affettuoso ed efficiente. 

Sei stata molto brava ad attribuire i colori. Io istintivamente avrei attribuito l’arcobaleno a te e a Paola il blu (dal tenero azzurro al blu più intenso del mare,  del cielo e dell’infinito), perciò il blu lo attribuisco a te e forse è proprio il tuo colore.

Grazie per la bella serata.

Marisa.                                                                           Mercoledì, 25 settembre 2013

     A te Lilli dedicherei il colore verde perchè hai tanta voglia di fare (dolci buonissimi e tanti manicaretti tutti presentati magnificamente), tanta creatività e tanta fantasia nello scrivere e raccontare le cose. Un abbraccio , Gabriella.    

                                                                                 Sabato, 5 ottobre 2013      

 

FUGA DI MELE CON UVETTA E PINOLI

250 gr di farina  

80 gr di burro  

175 gr di zucchero

3 uova

Scorza grattugiata di un limone

Un pizzico di sale

3 o 4 cucchiai di latte

1 bustina di lievito

Uvetta e pinoli a piacere

½ tazza di vermouth o marsala secco

 Battere le uova con lo zucchero e poi con il burro fuso. Aggiungere la scorza di limone e il sale. Mescolare la farina al lievito,  aggiungerla al composto mescolando delicatamente e aiutandosi con il latte. Foderare una teglia rettangolare con carta forno e versarvi il composto livellandolo con una spatola. Spargervi sopra l’uvetta precedentemente ammollata in mezza tazza di vermouth o marsala secco o altro liquore a piacere e i pinoli. Infornare a 180° statico per 30 m.

SDC11798.JPG

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16 luglio 2012 1 16 /07 /luglio /2012 09:39

FRATELLI D'ITALIA

 

 

SDC11423

 

L'incontro è stato programmato sotto gli ombrelloni dove nascono amicizie che, da occasionali diventano concrete e durature. Piano piano, protetti da un piccola oasi d'ombra benevola e sfiorati dalla brezza marina indispensabile per non soccombere alla calura estiva, abbiamo, con le chiacchiere, scoperto le altrui anime e lasciato indagare sulle nostre. L'amicizia si è cementata negli anni e viene manipolata come creta attiva nel mese di Luglio, poi lasciata decantare durante gli altri mesi  e lasciata respirare, come fanno i vinaioli approfittando delle fasi lunari , con sporadiche, consistenti telefonate, per non perderci l'evoluzione delle nostre vite. Stiamo diventando  grandi ed è inevitabile che i nostri acciacchi diventino impertinenti,ma noi lottiamo come belve per arrivare  al nuovo mese di luglio e per immergerci, protetti dall'ombrellone, nel bagno rigenerante delle nostre chiacchiere-confidenze.Ma veniamo alla cena "Fratelli d'Italia". I nativi hanno accolto gli amici provenienti  dal Piemonte ( ma emanano un forte profumo di Sud-Tirolo), dalla Puglia, dall'Emilia. Si sono fatti annunciare da questo splendido mazzo di fiori che è entrato, a buon diritto, nel mio ricettario . Tra le  portate  ha colpito in particolare la mia ricetta di

 

SOGLIOLE ALLA CREMA DI CIPOLLE

    INGREDIENTI:

 

4 sogliole

olio

prezzemolo

1/2 cipolla media

2 cucchiai di aceto

sale

 

Ungere il fondo di una padella capace di contenere le sogliole comodamente adagiate. Irrorare i pesci con olio e versare negli interspazi l'aceto e il prezzemolo tritato grossolanamente. Tritare la cipolla a coltello e depositarla sulle sogliole. Aggiungere due o tre cucchiai di acqua e coprire. Accendere il fuoco, lasciare alzare il bollore e continuare a fuoco basso per altri 10 minuti agirando la padella per evitare che il pesce si attacchi sul fondo. A fine cottura togliere le sogliole dal loro liquido che, messo in un contenitore verrà frullato con frusta ad immersione e versato di nuovo sulle sogliole 

 

  SDC11428 

 

 

Avvertimento ad uno dei commensali ( e chi ha orecchie per intendere intenda). Nessuno osi chiamare più il vino acqua, nemmeno per scherzare. Attento a Bacco, quel dio rubicondo e godereccio col cappello di grappoli d'uva e di pampini. Ride perchè è naturalmente gioviale e bendisposto. Ma non toccategli il vino onesto e nobile accompagnatore di vivande. Potrebbe ripensarci e punire gli uomini, come hanno fatto altri dei per molto meno, togliendoci la disponibilità dei suoi vini. Ce ne sono di tutti i tipi, di vari colori, di varie profumazioni, di diversa gradazione, fermi o frizzanti, tannici e no, per tutti i palati e soprattutto per tutte le vivande. Non è una bevanda, ma un vellutato solletico che passa sul palato per fare da cavaliere ai bocconi di buon cibo. Lasciamo lavorare le Baccanti. Goderecce anche loro, se non le solletichiamo, continueranno a rifornire le nostre tavole di questo preziosissimo nettare. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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13 febbraio 2012 1 13 /02 /febbraio /2012 21:39

CIAMBELLINE DI PATATE

 

 

 

Ciambelle di patate

 

 

 

Nel periodo di carnevale queste deliziose ciambelline sostituivano i biscotti che accompagnavano il te.  Le friggeva mia madre e ce le portava verso le 5. Non perchè ci sentissimo molto inglesi ma perchè mia madre tornava dal lavoro alle 4 e, impasta, lievita e friggi arrivavano le 5 o anche le 6 e noi ragazze alzavamo la testa dai libri scolastici e facevamo onore a queste meritevoli e fragranti creature ben liete di interrompere quel doveroso impegno che ritenevamo lo studio. Non lascio mai passare un carnevale senza friggerle almeno una volta. Piacciono a tutta la mia famiglia ma io ci ritrovo tante cose: la mia giovinezza, la dedizione di mia madre, la disinvoltura del carnevale, il calore dell'amicizia, il profumo del passato immerso nei ricordi legati a una casa che non è più mia ma che sarà mia per sempre. Ecco la ricetta:

 

Farina 00  250 gr.

Patate 250 gr.

burro 25 gr.

1 bustina di vaniglia

1 cucchiaio di zucchero

25 gr di lievito di birra

2 uova

 

Fare bollire le patate,  sciacciarle con una forchetta e mescolarle alla farina, alla vaniglia e allo zucchero. Creare un cratere nel quale rompere le uova,spezzettare il burro e sbiciolare il lievito. Impastare bene. Formare dei bastoncini come per fare degli gnocchi, arrotolarli e chiuderli a cerchio. Infarinare bene il tagliere e depositarvi le ciambelle. Lasciarle lievitare fino a raddopiare il volume. Preparare una padella con tanto olio da farle galleggiare e friggere. Appena tolte dal fuoco scolarle su carta soffice e immergerle immediatamente nella zucchero semolato. Sono sicura che non ci troverete tutto quello che ci trovo io ma certamente saprete apprezzarle. 

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1 novembre 2011 2 01 /11 /novembre /2011 18:56

 

marmellata di melagrana 

 

Marmellata di melagrana 

 

 

 

 Come sono arrivata fin qui? Per una intuizione e per essermi trovata in casa  un gran cesto di melagrane. Il frutto è insolito per la marmellata perchè il risultato della sua elaborazione è liquido e, senza polpa di frutta, la marmellata è difficile da realizzare. Si può usare il fruttapec del quale sono piuttosto nemica perchè a me piace tutto quello che è naturale. Non che il fruttapec non lo sia perchè è un astringente che si ricava dalla frutta, ma è innaturale il risultato al quale si arriva usandolo. Innaturale perchè dall'aspetto gommoso. La marmellata invece deve avere un aspetto tra il solido e il fluido, insomma un aspetto da marmellata. Allora ho pensato alle mele che contengono pectina e ho agito..... Innanzitutto ho sbucciato le melagrane e le ho sgranate

  melagrana pelatamelagrana sgranata

 

Poi le ho frullate, schiacciate in un colino per eliminare l'interno coriaceo degli acini ed ho raccolto il succo in un contenitore di vetro adatto al microonde, ho sbucciato e ridotto a dadini tre mele e le ho aggiunte al succo

  melagrana frullataaggiungi mele

 

ho cotto  al microonde a 750w di potenza per dieci minuti poi  ho frullato tutto e, su un chilo di polpa e succo ,ho aggiunto 350 gr di zucchero 

melagrana e mela bollitamelagrana e mela frullata

 

ho mescolato bene per fare sciogliere completamente lo zucchero ed ho fatto bollire al microonde  mescolando ogni 10/15 m.  finchè la marmellata non ha raggiunto la consistenza giusta. Per saggiare la consistenza della marmellata basta far colare alcune gocce su un piatto e soffiarci sopra. Quando il liquido stenta a scorrere la marmellata è pronta. In questo caso sarà d'aiuto la pectina presente nelle mele.

Ottenuto il risultato desiderato ho scaldato in forno alcuni barattoli di vetro sterilizzati in precedenza, li ho riempiti di marmellata bollente, li ho chiusi bene e lasciati raffreddare. Il clic del coperchio che va in decompressione  avverte quando sono pronti per metterli in dispensa in attesa di essere usati per una profumatissima crostata.

 

 

 

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12 febbraio 2011 6 12 /02 /febbraio /2011 10:27

 

E' una ricetta che ho ereditato dai miei amici liguri. Una vecchia ricetta che valorizza, pur non avendone bisogno perchè è un alimento noto oramai a tutti e servito in tutte le salse e in tutte le tavole, il valore e il sapore dello stoccafisso e del baccalà che poi sono la stessa cosa. Per fortuna i norvegesi hanno trovato il modo di conservare i loro preziosi merluzzi e ,per altrettanta fortuna, qualche intraprendente italiano ha intuito l'importanza di questo alimento e ha sentito la necessità di farcelo conoscere. Guarda un po' cosa ha donato tutto questo alle nostre tavole. Ho provato a farla la  prima volta per la mia tavola e per i miei consueti commensali che poi si riducono a mio marito e me. Mi è venuta bene e mi sono lanciata a farla per mia figlia , mio genero e mio nipote che sono piuttosto recalcitranti di fronte al pesce perchè è pesce. Siccome in entrambi i casi abbiamo tutti leccato,come si suol dire, anche la padella  mi sono di nuovo esibita in una cena tra amici ai quali ho voluto dedicare una serata tutta ligure in onore a quella terra che mi ha ospitato generosamente per 37 anni. Ho cominciato con formaggetta e olive taggiasche . Le olive non ho avuto difficoltà a trovarle ma la formaggetta ,che è confinata tra Piemonte e Liguria ,me la sono dovuta inventare. Ha avuto successo solo perchè i miei ospiti non conoscono la formaggetta vera che è una libidine per il palato soprattutto se condita con  peperoncino e olio della riviera e  mangiata con la farinata che è stato il secondo pezzo forte della serata. Il primo era una pasta al forno verde ( per farla verde ho impastato farina, uova e boragine- altro alimento consueto tra le verdure liguri) e pesto naturalmente di basilico e pinoli. Ma la portata regina è stata la mia

 

BURIDDA DI BACCALA'

 

 ecco la ricetta 

                 

Per 4 persone

                                                                             

500 gr di  baccalà 

200 gr di pomodoro

4 o 5 patate medie

30 gr di pinoli

150 gr di olive nere

4 filetti di acciughe dissalati

1 cipolla piccola,1 spicchio d’aglio,1 carota,1 gambo di sedano,prezzemolo

Olio

1 bicchiere di vino bianco secco

Sale pepe 

 

 

Buridda in pentola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Innanzitutto bisogna squamare i filetti di baccalà ,spinarli se è il caso e tagliarli a tocchetti.

Preparate un trito con cipolla, carota, aglio e sedano e soffriggete delicatamente in olio di oliva  sciogliendovi dentro i filetti di acciuga con l'aiuto  dei rebbi di una forchetta. Aggiungete olive ,pinoli e prezzemolo e sfumate col vino bianco. Quando l’alcool del vino è evaporato versate nella pentola i tocchetti di baccalà e lasciate insaporire aggiungendo il sale e il pepe. Bisogna fare attenzione e non dimenticare che il baccalà può essere salato e considerare la qualità delle olive che si adoperano nella ricetta. Se sono di quelle sotto sale  contribuiscono certamente alla salatura. Rosolate il baccalà per pochi minuti rigirandolo delicatamente nel soffritto quindi versate il pomodoro e lasciatelo amalgamare poi  aggiungete le patate ridotte a tocchetti e dopo qualche minuto aggiungete acqua calda. Lasciate cuocere  finchè le patate non saranno tenere.

 

Osservazioni.

 

Le olive dovrebbero essere della qualità “taggiasca” che sono il giusto coronamento di questa ricetta. In mancanza le nostre olive sotto sale sono ugualmente perfette.

 

Se si adopera lo stoccafisso, per il quale questa ricetta è nata, dovrà avere qualche minuto di cottura in più.

 Torniamo alla mia serata che in fondo è stata l'ispiratrice della mia ricetta.

 Non faccio menzione del dessert perchè non era ligure e sinceramente non lo ricordo. Forse un insieme di biscotti amaretti e chicchi di caffè (rigorosamente fatti in casa) accompagnati da cioccolatini anzi torroncini al cioccolati di provenienza?...piemontese...mi sono tenuta nelle vicinanze.

Com'è andata la serata? Benissimo direi. Io ho messo in sottofondo quella meravigliosa canzone in dialetto genovese "Ma se ghe pensu" nella versione del genovesissimo e compianto Bruno Lauzi e un nostro amico, di origine salernitana, dietro nostra sollecitazione ha recitato la poesia di Totò "A livella" nel suo coloratissimo dialetto. Piacevole e gradevole questa mescolanza di regioni dato che in tavola "i nativi" parlavano tra loro il dialetto locale. Tutto all'insegna dell'ilarità e dell'armonia. Non male di questi tempi.

 

 

  La mia buridda-copia-1

 

 

 

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26 dicembre 2010 7 26 /12 /dicembre /2010 18:33

 IL MIO PANE NATALIZIO

 

SDC11025

Una  grande maestra di cucina, di cui mi sfugge il nome in questo momento, mi ha suggerito una volta questo pane e io ne ho fatto tesoro assumendolo a simbolo di pane di Natale. Così ho impastato farina e lievito  aggiungendo i colori e gli aromi   di cannella, zenzero,curcuma, zafferano,paprica. l'ho lasciato lievitare e l'ho cotto lasciando che sprigionasse profumi che sanno di deserto, di caldo, di oasi tranquille e di mistero poi  l'ho infilato ancora fragrante nella gerla dei Re Magi per accompagnarli e confortarli nel loro viaggio dietro la Stella Cometa verso la capanna di Betlemme. Questo pane prezioso si unirà ai  doni che  recano a Gesù Bambino.

Oro,incenso, mirra e, perchè no?.....pane. 

                                                                               SDC11024                                       

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26 ottobre 2010 2 26 /10 /ottobre /2010 18:35

Si chiamano così. Sono Amaretti tutto l'anno e quando arriva Ognissanti e il 2 Novembre diventano Fave dei morti. Adesso ci siamo americanizzati e festeggiamo Halloween con grande felicità dei nostri bambini che si vestono da mostri e da fantasmi senza sapere perchè e vengono a bussare alle nostre porte chiedendo "dolcetto o scherzetto?". Questa tradizione che viene dall'Irlanda e che fa delle zucche gialle le regine della festa ha fatto invasione anche  da noi che tuttavia non ne conosciamo l'origine. Ci siamo dimenticati delle nostre belle tradizioni? So che ogni regione ha affidato a dolci particolari il compito di riconoscere la ricorrenza. Ricordo che in Liguria, mia regione adottiva per ben 37  anni, tradizione vuole che si mangino in questo periodo le "ossa dei morti". Noi invece gradiamo trovare sulle nostre tavole questi amaretti di mandorle dolci o amare che chiamiamo appunto

 

Fave dei morti

 

buoni.jpg

 

 

Si trovano in pasticceria dolci o amare a seconda della preferenza dei palati, morbide o friabili a seconda delle esigenza di dentiera

Io ho provato a farli così con:

 

175 gr di mandorle frullate finemente

(chi preferisce può sostituire 25 gr di mandorle dolci con uguale quantità di amare 

175 gr di zucchero

2 albumi rigorosamente a temperatura ambiente

qualche goccia di limone

1 bustina di vanillina

 

Montare gli albumi con una frusta elettrica e con l'aiuto di qualche goccia di limone aggiungendo man mano lo zucchero fino ad ottenere un composto molto sodo tanto sodo che quando si tolgono le fruste esse dovranno lasciare l'impronta. Il limone e la temperatura ambiente consentiranno di ottenere questo risultato. Foderare una teglia con carta forno e distribuirvi dei mucchietti della grandezza di una grossa noce. Si può usare un sac a poche o semplicemente un cucchiaino. Infornare a 170° statico per circa 30 m.

Provateli. Sono deliziosi. Parola mia.

Qualcuno può suggerire altre dolci tradizioni?   

 

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20 ottobre 2010 3 20 /10 /ottobre /2010 19:11

Finalmente il pane

 

Il Pane: il più semplice, il più scontato, il più conosciuto, il più usato, il meno sofisticato, ma il più nobile degli alimenti. Io ne sono un'appassionata cultrice e da qualche anno  lo faccio da me. L'ho già fatto tanto volte col lievito che comunemente usiamo tutti per gli impasti ,quello di birra ,ma poi mi sono incuriosita sulla funzione del lievito madre e ho cominciato a prepararmelo e ad usarlo. Mi piaceva l'idea di questo lievito fatto da me e lui,da quando ho cominciato ad usarlo, ha sempre fatto il suo bel dovere. Tuttavia il sapore del mio pane aveva un retrogusto  acido sul quale sorvolavo perchè lui aveva comunque una bella fragranza, un bell'aspetto, un bel colore e dava un calore e un profumo speciale alla mia casa quando lo cuocevo. Adesso però, a furia di provare ostinatamente a modificare le dosi dei suoi semplici ingredienti, sono riuascita a fare il mio pane perfetto senza acidità di sorta, quello che ,appena sfornato mangi con voluttà avvolto intorno alla nostra favolosa mortadella Bologna oppure trasformato in succulenta bruschetta con i pomodori  dell'estate ( meglio se cuori di bue), con olio profumato, qualche goccia di aceto di vino, sale e pepe. Semplice il pane, semplici gli ingredienti che lo accompagnano. E' ottimo anche usato a scarpetta in una buona zuppa di pesce o spalmato di crescenza o....o.....o.....con tutto. Come lo faccio?

Con:

350 gr di farina 00

350 gr di farina manitoba + q.b. per un lievitino iniziale

3 gr di lievito di birra sciolto in mezzo bicchiere di acqua tiepida + 1/2 cucchiaino da caffè di zucchero

350 gr di acqua tiepida

150 gr di lievito madre

3 gr di lievito di birra sciolto in mezzo bicchiere di acqua tiepida + 1/2 cucchiaino da caffè di zucchero

 

 Negli ingradienti non è previsto il sale. Così si fa il pane da noi. E' conosciuto come pane toscano perciò sciapo ma sciapo non è ed è, in tavola, il giusto equilibrio per gli alimenti il cui gusto non viene "ammazzato" dal sapore del pane che rimane un degno e discreto complemento della tavola.

Si prepara per primo il "lievitino" iniziale con mezzo bicchiere di acqua tiepida, il lievito di birra, lo zucchero e 5 cucchiaiate di farina Manitoba che è una farina di rinforzo.L'impasto che si ottiene deve risultare molto morbido perciò è preferibile farlo in tazza. Quando questo impasto ha raddoppiato, anzi triplicato il suo volume si prepara l'impasto fondamentale con le due farine setacciate assieme, il lievito madre,  il "prelievito" e l'acqua. Si deve impastare molto bene ed enrgicamente. Io per la verità comincio nella mia impastatrice poi trasferisco l'impasto nel tagliere e lavoro con forza e decisione strappando la pasta e battendola energicamente sul piano di lavoro.

 

Strappato

 

Quando si ritiene che sia lavorata abbastanza si forma una bella palla

Impasto

che tagliata a metà deve presentare all'interno tanti piccoli forellini che ci indicano che è stata incorporata abbastanza aria.

.

Impasto a metà

 

Io lo divido anche perchè, volendo due filoni,metto a lievitare le due parti separatamente in due boules trasparenti unte di olio. Perchè questa scelta? L'olio è per non fare attaccare l'impasto alle pareti del contenitore così, quando andrò a preparare i filoni, non dovrò maneggiarlo troppo  e non mi si sgonfierà. La trasparenza mi aiuta a vedere la lievitazione all'interno dell'impasto.

Adesso posso mettere il mio pane a lievitare. Ci vuole un pò così io mi faccio aiutare dal mio forno che ha un programma apposito per la lievitazione. Chi non ha questo programma può scaldare il proprio forno fino a 60° - 70° e poi spegnerlo, infilarvi l'impasto ,naturalmente coperto, a lievitare.Io lo copro con delle teglie di alluminio capovolte per   mantenere umidità all'interno. Quando l'impasto ha triplicato il suo volume e si vedranno in superficie e all'interno (v. la funzione del contenitore di vetro?) io metto della carta forno in una teglia rettangolare verso prima un impasto e poi l'altro, trattandoli delicatamente per non sgonfiarli troppo, e do ad entrambi una forma allungata. Rimetto in forno tiepido , questa volta coperto con un canovaccio, e lascio lievitare ancora un' oretta. Tolgo dal forno e lo accendo a 240° con funzione statica e quando ha raggiunto la temperatura inforno avendo cura di abbassarla a 200°. Cuocio per un'ora.

Cominciate a percepire la fragranza del pane fresco solo a parlarne? Io si. Dopo un'ora sarà cotto. Io lo tengo all'interno del forno ancora dieci minuti e poi.... ecco qua

 

pane-a-fette.jpg

 

Accompagnatelo con quello che volete e ...buon appetito!

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22 settembre 2010 3 22 /09 /settembre /2010 20:30

Dopo essere caduta in letargo per tanto tempo mi sento di rientrare festeggiando il mio risveglio con questa splendida

 

ROSE DI TORTA pardon TORTA DI ROSE

 

 

Rose nella carta davanti

 

 

 Non è un lapsus. Non so effettivamente come chiamare questo prodotto elaborato dalle mie mani e dalla mia fantasia.E' più una torta di rose con rose di carta al seguito o sono più rose di torta con sorelle di carta? Chiamatela come volete ma, se volete un consiglio, fatela ,cogliendo i suggerimenti che scriverò di seguito. Lei è andata a una festa di copleanno per bimbi impacchettata così.

 

 

Cartoccio di rose 1

 

 

Ho pensato bene di appendere le ricette perchè c'è sempre qualcuno che,gradendo,vuole cimentarsi in cucina nell'arte della pasticceria casalinga.

 

Ingredienti per la pasta

 

50 gr di burro,2 cubetti di lievito di birra,1/2 kg di farina 00, 2 rossi d'uovo,50 gr di zucchero,250 gr di latte, un pizzico di sale.

 

 

Ingredienti per la farcia

 

150 gr di burro,150 gr di zucchero,1 cucchiaio di latte,un cucchiaio di rum

 

 

Intiepidire il latte e sciogliervi il burro e il lievito. Versare la farina con il pizzico di sale in una ciotola e formare una cavità al centro della quale versare il liquido con i rossi d'uovo. Battere con i rebbi di una forchetta prima di amalgamare il tutto. Impastare bene con l'aiuto di un cucchiaio di legno, coprire con un canovaccio e fare lievitare per mezz'ora almeno chiuso in forno.

Intanto preparare la farcia mescolando a crema lo zucchero,il burro e il latte.

A lievitazione avvenuta cospargere un tagliere con parecchia farina perchè il composto sarà appiccicoso, versare l'impasto sul tagliere e, prima di appiattirlo col matterello dello spessore di 2 cm circa, coprirlo con altrettanta farina.

Spalamrvi sopra la farcia, usando la lama di un coltello, avendo cura di lasciarne due cucchiaiate,tagliare delle strisce da 5 cm circa, arrotolarle e disporle su una teglia del diametro di 30 cm distanziate l'una dall'altra. Lasciare lievitare per un'altra mezz'ora.

Infornare a forno statico caldo a 180° per 25 m.

Togliere dal forno, distrubuire su ogni rosa la farcia rimasta alla quale avrete aggiunto una cucchiaiata di rum per aromatizzare. Rimettere in forno finchè lo zucchero della farcia non sarà cristallizzato e la torta non avrà assunto un colore dorato.

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15 febbraio 2010 1 15 /02 /febbraio /2010 20:55

rose di carnevale 

Ho anticipato il martedì grasso. Frappe, cenci, bugie,cresciole. Chiamatele come volete. Io le ho trasformate in un bouquet di rose. L'idea non è mia ma di una brava maestra di cucina, Susanna Badì, i cui suggerimenti sono sempre molto preziosi. Io li ho messi in pratica oggi per questo piatto che ho preparato per un caro e golosissimo amico.L'ho arricchito con delle rose di carta. Questa è una creazione tutta personale.

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Published by Liliana - in Cucina
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