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18 giugno 2012 1 18 /06 /giugno /2012 20:00

 

Son cinquant’anni ovvero

Studenti di ieri

     

1962                   2012

Con le spalle rivolte al mare scendete il meraviglioso V.le della Repubblica facendovi accarezzare dalla bellezza delle raffinate e superbe ville d’epoca coi loro giardini ben curati, fino alla strada statale che la tronca di netto senza toglierne il fascino.chiacchiere 0019

Attraversate la strada quando l’omino verde  del semaforo vi fa l’occhiolino e troverete, alla vostra sinistra, un palazzo sorvegliato da alberi imponenti che si affaccia su un giardino ricoperto di ghiaia.

 Il cartello indica la sede degli uffici pubblici del comune, ma questo edificio ha tutto l’aspetto di un vecchia scuola. Provate ad accendere l’interruttore dei  ricordi, ascoltate e guardate… Sentite? È un tripudio di voci giovani e… Vedete? I due portoni sono spalancati  come fauci in attesa. Al  suono della  campanella  divoreranno lo stuolo di ragazzi che entrano, più o meno riluttanti ma ligi al dovere, per  masticarli  e frantumarli  nella macina della ore scolastiche. Sappiamo che a fine anno una bocca sputerà  quelli che saranno i geometri  e l’altra i ragionieri del domani. A cinquant’anni di distanza, cari ragazzi , siamo irrimediabilmente quelli di ieri. chiacchiere 0001

 Ma  non avevamo freddo coi nostri cappottini anni 50, molto più pesanti degli odierni piumini ma molto meno protettivi? E  come facevamo a percorrere tutta quella strada che conduceva  alla scuola senza l’aiuto di mezzi di trasporto di nessun tipo? Avevamo solo le gambe e i piedi, neanche tanto protetti se pioveva o nevicava . La neve e il gelo erano assidui compagni dei nostri inverni e la strada da percorrere era  lunga.

 Adesso gli studenti vanno tutti al “Campus”: un agglomerato moderno di prefabbricati dalle forme geometriche con pareti fredde e vetrate poco confortevoli. Vanno in bus, in moto, in macchina, tutti verso la stessa direzione come in un film: “Odissea 3000 studenti verso il futuro”. Sono maggiorenni. Allora non lo eravamo. Non potevamo fare assenze senza comunicarlo ai  genitori né giustificarle da soli. Eravamo  grandi e responsabili senza il diritto di esserlo.  Quella bocca spalancata non concedeva tregua. Si doveva entrare. Si marinava la scuola? Lo facevano in pochi. Occorreva la firma dei genitori in calce al libretto delle giustificazioni. Chi osava ingannarne la fiducia?

 Le ragazze si dirigevano verso gli spogliatoi, depositari delle loro “quasi divise” ,tra due ali di ragazzi occhieggianti che lanciavano sguardi indagatori verso quelle più carine per indovinarne le loro procacità nascoste. Allora dovevano indovinare. Oggi non si  deve indovinare più. Adesso si vedono  le mutande, gli ombelichi ,i seni, le cosce e forse oggi nessuno occhieggia più  Oggi si dice “ciao prof”. Noi dicevamo “buongiorno Professore” e ci alzavamo in piedi al loro ingresso e temevamo e  rispettavamo i  titolari di questa qualifica  e forse di alcuni avevamo anche “paura”. Ma proprio a loro dobbiamo quello che siamo oggi e siamo contenti della formazione-educazione che ci hanno impartito.

Eravamo i custodi dell’amicizia, del cameratismo ,dell’educazione, del rispetto.chiacchiere 0011  Dentro le mura di quel bell’edificio dall’aspetto robusto e confortevole abbiamo trascinato, come una massa unica, la parte extra casereccia delle nostre vite. Eravamo affiatati e ben amalgamati . Pur essendo tormentati dal dubbio che le nostre più grandi aspirazioni non si sarebbero realizzate, celavamo  tutto ciò dietro la nostra giovanile allegria, dietro le risate e dietro un cameratismo austero che ci legava come compagni di quell’arduo viaggio che era la scuola di allora ,che ci garantiva un futuro ma che per ottenere il quale ci chiedeva uno sforzo immane.

 Ci siamo lanciati nella vita, ma se ci cerchiamo ci ritroviamo legati a quei fili che ci conducono, a ritroso, al nodo di partenza al quale è legata anche lei, la ragazza che ci ha lasciato improvvisamente e per sempre sul finire di quell’anno scolastico che ci avrebbe visti uscire di lì col nostro bel diploma.

Lei il diploma non l’ha mai conseguito. Sarebbe stato il giusto coronamento di una splendida carriera scolastica. Invece  in una tiepida giornata primaverile  se ne è andata. La notizia è corsa sul filo del telefono cogliendo alla sprovvista noi ragazzi  intenti a preparare quell’esame di maturità che, già pesante di materie e di programmi imprevisti e più vasti del solito, sarebbe stato gravato da quel lutto tremendo che ci avrebbe accompagnato per un bel po’.  In una memoria scritta per lei è stata definita una gazzella. Il riferimento era azzeccato perché la sua figura richiamava proprio la leggiadria di questo animale  nella mobilità dello sguardo, nella leggerezza del corpo e dei capelli semi-raccolti e lasciati accarezzare dal vento in quella parte che sfuggiva ai fermagli  messi come per caso. Ha lasciato in noi il ricordo di una intelligenza vivace e arguta , di una allegria contagiosa, di un sorriso delicato, di una  semplicità  spontanea e senza fronzoli e si è portata via l’illusione di onnipotenza e incorruttibilità dei nostri 19 anni.

Fotografie in bianco e nero e immagini al rallentatore. Alunni e insegnanti. Dentro quel maniero risuonano:  il fragore delle voci di centinaia di ragazzi che parlano assieme, il suono delle campanelle che  scandiscono  il cambio delle materie alla fine di ogni ora , le voci degli insegnanti che impartiscono le lezioni, le voci decise degli interrogati sicuri della loro preparazione e quelle esitanti degli studenti poco preparati, i silenzi delle ore dei compiti in classe …  

Spegniamo l’interruttore dei ricordi. Sono stati l’amalgama che ci ha condotti fin qui.

Oggi  non siamo tutti.  Alcuni di noi sono stati impediti da fatti contingenti mentre di altri sappiamo che sono affaccendati in …..Alte Sfere….. ma non piangiamo parlando di loro. Lo facciamo sorridendo o ridendo come facevamo allora perché sono sempre con noi…anzi…  loro staranno ridendo più di noi perché sicuramente stanno mettendo in fila nuovi banchi davanti ad una cattedra per ricostruire quella mitica 5^ A Comm .le che ci ha promosso ragionieri nell’anno di grazia 1962.             

 

chiacchiere 0003                                                  

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Published by Liliana - in Chiacchiere
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commenti

ljerka 06/18/2012 20:05

Che bei tempi...sai che mi sono arrivate le lacrime-La stessa cosa nella vita mia....paio di anni prima, pero' ci siamo...vero tutto che hai scritto Bacio LJerka